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EDOCULTURA – Le Recensioni di Edo: ZEROSETTANTA di Renato Zero

A distanza di solamente un anno dal suo ultimo album di inediti “Zero il folle” uscito nel 2019, Renato Zero torna con un enorme progetto, ma partiamo dall’inizio: durante il discorso finale dell’ultima tappa del suo ultimo tour “Zero il folle in tour” del 31 gennaio 2020, Renato Zero annuncia al suo pubblico di volere festeggiare i suoi 70 anni con un grande concerto nella “sua” Roma. A causa della pandemia COVID-19, l’ipotesi del concerto sfuma e durante la quarantena Renato Zero lavora su alcune partiture del passato, scrive nuove canzoni con alcuni suoi storici collaboratori quali Vincenzo Incenzo, Adriano Pennino, Dario Baldan Bembo e il giovane Lorenzo Vizzini dando alla luce un triplo album di inediti con un totale di 39 brani!

Si tratta di un triplo album di inediti che si compone di ben 39 brani, i cui volumi sono stati pubblicati tutti a distanza di un mese a partire dal terzo volume, pubblicato il 30 settembre 2020 (giorno del 70º compleanno del cantante), il secondo volume il 30 ottobre e il primo il 27 novembre. L’ordine di uscita dei tre dischi di inediti procede dal Volume tre al Volume uno che sta a simboleggiare il conto alla rovescia che il suo pubblico gli dedica sempre prima dell’inizio di ogni suo concerto.

IL VOLUME TRE: Il terzo volume del triplo album, uscito il 30 settembre 2020 in occasione del suo 70º compleanno, si compone di 12 inediti, che fra i tanti temi, analizzano l’attualità dal suo punto di vista, la fede e la musica come ancore di salvezza: Il disco si apre con il brano “Il linguaggio della Terra” che è una dedica alla natura e all’invito da parte di Zero a chi lo ascolta di vivere in armonia con il nostro Pianeta, “L’angelo ferito” mette in evidenza la condizione di impotenza che l’uomo si ritrova a vivere a causa della pandemia del COVID-19 che lo ha costretto a rivedere i suoi spazi, ma non per questo ad abbandonare i suoi progetti e i suoi ideali, “Come fai” consiglia a chi lo ascolta di sbarazzarsi definitivamente di qualunque falsità e non temere nel mostrare la propria faccia con orgoglio, “Poca vita” è un brano che volta al presente e al futuro, che non deve essere imbrigliato dalla prigione del vivere nel passato, “Stai giù” con dei passaggi evidentemente politici, vengono difesi i valori che non devono essere mai venduti o nascosti, “Più amore” è una ballata intensa in cui Renato racconta del sentimento per antonomasia incitando a scegliere sempre il cuore quando subentra l’affetto e, soprattutto in un mondo fatto di frivolezze e rapporti malsani, invita a non mettere mai lucchetti come ha fatto lui, “Chiedi scusa” si apre con un bridge molto accattivante di chitarra e un ritmo frenetico, a metà tra country e folk, il perdono e l’ascolto reciproco sono qui i consigli che Renato regala all’ascoltatore per riportare l’azzurro nelle nostre vite, per passare sopra gli errori commessi, è una lode alla natura, da difendere, con riferimenti al rispetto ambientale e ai problemi dell’inquinamento dei mari (molto azzeccato l’inserimento del battito di mani nell’intermezzo finale), il brano “È l’età” è una preghiera dedicata alla Madonna (a cui Zero si rivolge con l’appellativo Signora) e sembra anche mettersi a nudo cercando di raccontare la consapevolezza dell’invecchiamento con l’invito a non nascondere i segni perché è inutile fare finta che il tempo non stia passando anche per noi, segue “Innamorato di me”, è un brano autobiografico dove nel cui testo (scritto da lui) si rivolge a sé stesso, accettandosi per quello che è, a tal punto da essere – appunto – “innamorato” della sua vita e di quello che ha fatto, “Sognando sognando” passa da strofe ritmate dalla presenza del coro per arrivare a un ritornello in cui la sua voce si apre e in cui esorta l’ascoltare a non rinunciare ai suoi desideri, cambia totalmente ancora la parte finale del brano con un bridge accennato di chitarra ad accompagnare il cantato quasi rappato e con un altro riferimento alla fede, tema ricorrente nel disco, “Gli ultimi” è uno dei pezzi più toccanti del disco, una dedica sentita a coloro che vivono cercando di rispettare l’altro, di non lasciarsi influenzare dai cattivi comportamenti della società odierna, dalla corruzione al disinteresse verso l’ambiente e i sentimenti, e il disco si conclude con “Seduto sulla luna”, dove è protagonista la luna, interlocutrice silenziosa degli sfoghi di Renato, che con un atteggiamento di leopardiana memoria attinge al satellite per riflettere, e la vera arma per vincere i pensieri negativi è la musica, capace di ferire ma di guarire subito dopo.

IL VOLUME DUE: il secondo volume del triplo album, uscito il 30 ottobre 2020, si compone di 14 inediti che si “muovono” tra ballate intense ed ironica denuncia sociale: Il disco si apre con “Il grande incantesimo”, quello della vita, con immagini poetiche dei doni della natura e del creato per un brano esistenziale che parte piano e voce per poi crescere d’intensità nel finale con la presenza degli archi, della batteria in levare e della tromba, “L’amore sublime” è una toccante ballad romantica impreziosita da alcuni assoli di chitarra elettrica nel finale, “La logica del tempo” parte con un accenno di elettronica per poi svilupparsi con un arrangiamento giocato sulla presenza del piano e della chitarra acustica ed accompagna un testo in cui Renato riflette sullo scorrere delle stagioni tra cambiamenti in volto ed esperienze di vita che ti arricchiscono ma sempre con lo spirito del ragazzino dentro di lui e troviamo inoltre sia il senso del panta-rei che quello del carpe diem, “Non è amore” qui Renato mette a confronto comportamenti di amore vero e di amore di facciata ed apparente con una critica alle dispute vendute in tv, e spiega che il segreto per una relazione duratura è quello di riuscire a tollerare i comportamenti della persona che si ha accanto scegliendosi ogni giorno e che l’amore non si dimostra con un anello al dito, “Prima che sia tardi” comincia con un crescendo ritmico nel ritornello, attacca la mercificazione dei costumi e l’ossessione di dover dare un prezzo ad ogni cosa, con l’esortazione a prendere in mano la nostra vita senza farci condizionare dall’opinione degli altri e dalle false promesse, “L’idea di te” si caratterizzata musicalmente con il tocco di batteria accennato sopra un arrangiamento dominato dal piano e dalla chitarra acustica e con accenni di blues nel finale, anche nel cantato, è una sentita dichiarazione d’amore con l’invito ad accettare i difetti della persona amata con la consapevolezza che senza di lei non si può essere sereni, “In manette l’astinenza” è un provocatorio brano in cui Renato prende di mira i puritani facendosi portavoce della libertà sessuale che esige rispetto, “Bella scommessa” è un inno alla vita, alle gioie e i dolori che la caratterizzano, alle possibilità di realizzazioni che regala, alla speranza di costruire un domani migliore, con la consapevolezza che siamo noi gli artefici del proprio destino e che l’esistenza è bella in quanto imprevedibile e ricca di sorprese, “Vergognatevi voi” è una delle tracce più politiche con un attacco diretto nei confronti degli uomini di potere che sono assuefatti dalla bramosia di denaro e dall’avidità e che riescono ad abbindolare le masse con false promesse e slogan di facile presa, è anche un invito a un risveglio collettivo delle coscienze con un messaggio ricco di speranza perché prima o poi chi sbaglia sarà punito e chi merita riceverà la propria ricompensa, “La mia carezza – Per Virginia e Ada” è una delicata dedica, una sorta di ninna nanna rivolta alle sue due nipoti Virginia ed Ada, che riesce a commuovere anche grazie all’arrangiamento costruito sul piano ed impreziosito dalla presenza degli archi, troviamo sia lo sguardo protettivo di nonno Renato che vuole accudire le nipotine, sia la volontà di dare loro degli insegnamenti di vita, dettati dall’esperienza e dall’età, e in particolare quello di amare se stesse, brano che è anche adattabile agli anziani, “Troppi cantanti pochi contanti” è un’ironica analisi dell’atteggiamento sbagliato di molti giovani aspiranti artisti che si affacciano sul mercato discografico con l’intento di guadagnare e non di dare voce alla propria sensibilità ed identità, Renato si pone dall’alto sciorinando la sua gavetta passata e ammonendoli sul rischio che diventino solo delle meteore, da sottolineare la presenza dei Neri per caso nei cori e il beat martellante che rende il brano molto radiofonico ed orecchiabile, “Come non amarti” sentimenti si ma trasposti sul lato sentimentale, con il dilemma di scegliere tra il voltare definitivamente pagina dopo la conclusione di una relazione o passare ancora una notte d’amore con la propria ex, il tutto su una base molto potente e con un ritornello in cui la voce di Renato si apre, “Grandi momenti” qui Zero si guarda allo specchio in un dialogo muto con la nostalgia passando in rassegna le trasgressioni del proprio percorso artistico e di vita senza alcun tipo di rimpianto ma con lo sguardo sereno di chi ha vissuto momenti indelebili, e infine “Se sono qui”, una struggente dichiarazione d’amore di un uomo che sceglie di vivere il proprio sentimento nonostante la consapevolezza delle difficoltà che incontrerà lungo il percorso della vita.

IL VOLUME UNO: Il terzo ed ultimo volume del triplo album, uscito il 27 novembre 2020, si compone di 13 brani in cui si nota la coerenza tematica e musicale con l’intero progetto: ballate intense, pezzi più ironici e riflessioni esistenziali che si soffermano sull’attualità e sulla mancanza di guide spirituali e politiche: Il disco si apre con gli archi a fare da accompagnamento della prima strofa di “Amara melodia”, brano dedicato alla musica, con una critica nei confronti delle canzoni di oggi, spesso fotocopie di altre, “Io non mi stancherò mai di te” è una toccante ballad che scava nei sentimenti di un uomo che compie un viaggio nei ricordi di una storia finita, con la consapevolezza che non si stancherà di pensare a lei, chiedendo un ultimo incontro prima di sparire, “Orfani di cielo” ripercorre il bisogno di spiritualità già presente nei primi due volumi di Zerosettanta, con una riflessione sul senso di precarietà dell’umanità contemporanea, abituata alla rassegnazione, e priva di una guida che lo indirizzi alla serenità, il cielo funge da metafora visiva dell’esortazione a credere in una luce ultraterrena, amplificata dai versi recitati che concludono il pezzo, come se fosse una preghiera, il ritornello è dominato dal piano, mentre le strofe sono sorrette dalla chitarra arpeggiata che contribuisce a rendere evocativa questa supplica in musica, “Nemico caro” è una “lettera” scanzonata, retta da chitarre elettriche, indirizzata a coloro che hanno screditato la produzione artistica e l’immaginario portato avanti da Renato nel corso della sua lunga e prolifica carriera inoltre Zero è riuscito col tempo a passare oltre le critiche, “Io e te” brano con un elegante pianoforte e un sontuoso arrangiamento d’archi accompagnano le liriche romantiche e delicate in cui il protagonista vorrebbe tornare ad amare una persona che non fa parte più della sua vita con la consapevolezza che: «Non sono gli anni a decidere quanto il tempo è scaduto per noi», “L’ultimo gigolò” è un ironico pezzo che ha come protagonista l’ipotetico ultimo amante di professione del mondo per ampliare il racconto a una riflessione su quanto i sentimenti oggi siano messi da parte: «Puttane siamo tutti, romantici un pò meno», ma soprattutto in momenti difficili come quello che stiamo vivendo, arriva la sentenza finale ineccepibile: «Senza amare si muore, parola di Zero», e colpiscono le numerose variazioni di velocità e la ricchezza di strumenti all’interno della canzone, sostenuta da una base che ricorda una marcia, “Ti ricorderai di me” parte con un cantato sussurrato per aprirsi grazie alla batteria che dà ritmo alla strofa, senza mai accelerare per permette all’ascoltatore di focalizzarsi sul testo che si presenta come una riflessione sull’esistenza che raggiunge ancora una volta l’apice con la summa conclusiva: «Una lacrima ci vuole quando in fondo al cuore c’è serenità, e un sorriso a questa vita per ciò che ci dà», “Finalmente te ne vai” è sorretto da un riff di chitarra elettrica che poi si unisce al beat di batteria, che ricorda sonorità anni ’80 e fiati che subentrano dopo il primo ritornello, è un pezzo davvero leggero ed ironico in cui Renato racconta la gioia di concludere una storia che era diventato un enorme peso, è una liberazione agognata da un rapporto oppressivo, con quel sano egocentrismo che porta a voler bene prima a se stessi e poi agli altri, “Gli anni della trasparenza” si presenta come una ballata impreziosita dalla fisarmonica e dal tocco delicato di batteria per una sorta di resoconto esistenziale, dall’insicurezza e la leggerezza della giovinezza fino alla vecchiaia che inizia ad incombere, senza tralasciare i ricordi belli e senza perdere la speranza per il futuro per sfruttare «nuove occasioni, l’entusiasmo dei giorni migliori in questo immenso vivere», “C’è” è un brano che commuove per l’arrangiamento delicato con archi e un’impronta acustica in cui sono elencati varie declinazioni dell’amore con l’esperienza acquisita dell’importanza di un rapporto fondato sull’onestà reciproca, con la dedica struggente finale a mo’ di marcetta: «Tu ricordati sempre, non mi perderai mai», “L’Italia si desta?” è l’interrogativo che si pone Renato chiedendosi cosa sia cambiato nello spirito e nella mentalità degli italiani, cosa li abbia spinti a sacrificare i propri valori identitari, perché abbiano smesso di credere negli ideali di giustizia e libertà, per navigare in balia di una democrazia cieca, l’immagine veritiera di una nazione diventata disorientata e fragile dimenticandosi dell’immensa ricchezza artistica e storica di cui disponiamo, “Il tuo eterno respiro” è introdotto da un arpeggio di chitarra che accompagna un testo dedicato alla bellezza della Terra, con la speranza di risvegliare le coscienze per evitare la fine, colpisce molto il finale con il cinguettio degli uccelli e un’atmosfera evocativa amplificata dai cori che sembra presagire l’urgenza di recuperare un rapporto più genuino con la natura, a concludere il disco l’utopistica descrizione di “Un mondo perfetto”, dominato da solidarietà e rispetto reciproco in cui dice: «Mi prendo il rischio se c’è, voglio ancora fidarmi di te», davvero emozionante l’inciso, soprattutto grazie a un efficace assolo di tromba.

All’interno di questa grande trilogia di album hanno collaborato innumerevoli, importanti e rinomati nomi del mondo della musica tra cui: Vincenzo Incenzo, Adriano Pennino, Dario Baldan Bembo, il giovane Lorenzo Vizzini, Claudio Mattone, i Neri per Caso, Danilo Madonia, Phil Palmer, Alan Clark, Numa Palmer, Lele Melotti, Paolo Costa, Giorgio Cocilovo, Rosario Jermano, Fabrizio Bicio Leo e tanti altri ancora.

L’album è stato anticipato da tre singoli usciti a settembre, ottobre e novembre poco prima dell’uscita dei tre album e i tre singoli sono: “L’angelo ferito”, “L’amore sublime” e “C’è” (tutti hanno il loro videoclip), nel mese di febbraio 2021 è uscito il quarto singolo: “La logica del tempo”,  inoltre Renato Zero ha realizzato i videoclip di “Come non amarti” e È l’età” (quest’ultimo è stato mostrato in anteprima assoluta e utilizzato come sigla d’apertura del concerto di Natale 2020 dove Renato è stato anche ospite). L’album è uscito in cd, singolarmente da inserire nel box/cofanetto allegato gratuitamente al volume tre , in vinile (in versione singola con doppio vinile e busta apribile e un box in edizione limitatissima con all’interno tutti e tre gli album doppi per un totale di sei vinili racchiusi solo dalle buste interne singole e in più all’interno c’è anche un corposo booklet), e naturalmente in digitale. I tre volumi sono accompagnati da tre copertine che ritraggono un giovane Renato Zero in versione “guerriero”. Le tre copertine differiscono l’una dalle altre per l’espressione del volto di Zero (la posizione dei suoi occhi). I tre album, nella versione cd e anche in vinile, sono accompagnati da un box che li contiene tutti e tre e che presenta un’ulteriore copertina. L’opera ha, dunque, un totale di quattro diverse copertine (i cui colori principali sono: viola per il Volume tre, verde per il Volume due, blu per il Volume uno e bianco per il box) disegnate dall’artista Valeria Corvino.

Dopo la pubblicazione del Volume tre, l’album si posiziona subito al secondo posto della classifica settimanale FIMI, rimanendoci anche la settimana successiva. Nella classifica di Radio Italia, invece, entra direttamente in prima posizione rimanendoci per ben tre settimane. Il Volume due, al contrario del terzo, si posiziona subito primo in classifica, stabilendo un importantissimo record per il cantautore: infatti, grazie alla pole position di questo album, Renato Zero è ufficialmente l’unico artista della storia della musica italiana ad avere almeno un album al primo posto in classifica in sei decenni diversi (anni settanta, ottanta, novanta, duemila, duemiladieci, duemilaventi), e il secondo a riuscirci a livello mondiale, insieme a Barbra Streisand. Ha ottenuto il primo posto in classifica negli anni settanta con l’album EroZero, negli anni ottanta con gli album Icaro, Tregua, Artide Antartide, Via Tagliamento 1965/1970, Calore e Leoni si nasce, negli anni novanta con Quando non sei più di nessuno, L’imperfetto e Amore dopo amore – Tour dopo tour, negli anni duemila con La curva dell’angelo, Cattura, Il dono e Presente, negli anni duemiladieci con gli album Amo – Capitolo I, Amo – Capitolo II, Alt, Zerovskij, Zero il Folle e, infine, negli anni duemilaventi con l’album Zerosettanta – Volume due. Il Volume uno entra in classifica al secondo posto, portando gli altri due volumi, che intanto erano scesi, entrambi nella top ten. Di conseguenza nella settimana 49 del 2020 (dal 27 novembre al 3 dicembre), Renato Zero ha tre album nella top ten italiana. E alla fine tutti e tre gli album sono diventati disco d’oro!!! Un vero trionfo!!! Inoltre sono rimasti e continuano a rimanere in classifica tutti i tre album contemporaneamente!!!

Zerosettanta è stata un’enorme sorpresa per tutti i fan dell’artista romano, arrivata come un fulmine a ciel sereno dopo mesi di mistero e di sofferenza dovuti al periodo triste e desolante di quarantena che abbiamo vissuto sia noi che Renato, che però nel frattempo si è dato davvero da fare, mettendosi a lavoro e a pieno regime come non mai e facendoci restare meravigliati e stupefatti.

Che dire ancora…. Zerosettanta è un incredibile e stupenda opera monumentale che ha lasciato e lascerà il segno per sempre.

Alla prossima recensione

Edoardo Mastrocola

Copertina del cofanetto che contiene i tre album

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