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EDOCULTURA – Le Recensioni di Edo: FOREVER di Francesco Bianconi (2020)

Dopo il suo ultimo album del 2018 “L’amore e la violenza – Vol. 2” con i Baustelle di cui lui è il cantante e frontman, decide di distaccarsi e lasciare da parte per un po’ il percorso con il suo gruppo e decide di pubblicare un album da solista.

“Forever” è il titolo dell’album, è un disco intimo e personale, più scarno e nudo. Bianconi ha affermato che questo disco lo ha volutamente pensato e realizzato in questo modo, e di conseguenza lui “appare” nudo e senza maschera.

Il primo brano è “Il bene” un brano malinconico ma con un certo pathos accompagnato da un pianoforte quasi “schumanniano” e un piacevole incedere degli archi, “L’abisso” un brano che può sembrare minimal ad un sfuggente ascolto ma ascoltandolo meglio si può cogliere l’intensità, l’inquietudine e la decadente angoscia, ma anche un incedere melodico piacevole ma allo stesso tempo malinconico e struggente che apre il cuore e la mente, “Andante” è cantata in duetto con Rufus Wainwright, presenta uno splendido sax finale e la evidente mescolanza di lingue tra i due cantanti, “Go!” è cantato in coppia con la cantante Kazu Makino ed è un brano totalmente in lingua inglese, “Fàika Llil Whnàr” è un duetto con la cantante Hindi Zahra dove cantano in arabo, in “Zuma beach” sembra raccontare dei giorni che ha vissuto in California, “The strenght” è cantata in duetto con Eleanor Friedberger ed è un brano con più trasporto emotivo ed è sempre cantato in inglese, “Certi Uomini” è forse il brano più “semplice” e “radiofonico”, dove si riscopre un certo pathos intorno allo spietato esistenzialismo ritrovato e un citazionismo come al solito più o meno colto (“l’atomo opaco” di memoria Pascoli, ad esempio), l’insolito uso reiterato del termine “fica“, ispirato da Gustave Courbet, e non manca un “j’accuse” ai “discografici morti della Warner, della Universal e della Sony“, (peraltro etichette sia dei Baustelle da “La Malavita” in avanti, la Warner, che di questo album, la BMG, è in orbita Sony), “Assassinio dilettante” è un brano barocco e destrutturato nel narrare la storia del protagonista, maldestro nel crescere come nel pianificare, e infine “Forever” che è la title-track, è la chiosa affidata agli strumenti, malinconica ma aperta al futuro che non contiene certezza alcuna, che è anche un po’ il motivo che lega tutto il disco.

L’album è stato anticipato da tre singoli: “Il bene”, “L’abisso” e “Certi uomini”, che è anche il singolo che ha avuto più seguito (tutti i singoli hanno il loro videoclip). L’album è stato pubblicato in cd, in vinile e in digitale. L’album è stato prodotto da Amedeo Pace, componente dei Blonde Redhead, e registrato in Inghilterra e precisamente a Bath, presso i Real World Studios, al disco, oltre a Pace, hanno collaborato il cantautore canadese-statunitense Rufus Wainwright (in Andante); la cantante giapponese Kazu Makino (in Go!), anche lei membro dei Blonde Redhead; la cantante statunitense Eleanor Friedberger (in The Strenght), membro dei The Fiery Furnaces; e la cantante e attrice marocchina Hindi Zahra (in Fàika Llìl Wnhàr), per quanto riguarda gli altri musicisti, Bianconi si è avvalso anche della collaborazione del Balanescu Quartet, quartetto di archi attivo dal 1987 e anche dei pianisti Michele Fedrigotti e Thomas Bartlett, anche noto come Doveman. La copertina vede Francesco Bianconi malinconico e con lo sguardo abbassato in un primo piano sbiadito e mosso dalla luce del sole che arriva diretta dalle sue spalle fino all’obbiettivo che ha catturato la foto, mentre sullo sfondo il cielo è limpido e compare un’altissima palma, la copertina come tutta la confezione del disco è in bianco e nero e il titolo dell’album compare solo sul retro del disco.

Forever non è di certo un disco per tutti, ci vogliono più ascolti attenti per apprenderlo a fondo, qui Bianconi ha totalmente e volutamente abbandonato batterie, bassi, chitarre elettriche e qualsiasi strumento elettrico o amplificato per adattare meglio gli arrangiamenti a questi testi che a volte sono delle vere e proprie poesie, è un disco bellissimo, è toccante, ha una resa atmosferica ed emozionale pazzesca ed intensa che va a scavare nell’anima di chi lo ascolta, Bianconi ha avuto il coraggio di portare avanti questo disco dall’andamento malinconico e decadente. Questo disco inizialmente pensato per i primi mesi del 2020 alla fine per le varie vicissitudini accadute è slittato ad ottobre del 2020 e forse questo ha giovato al disco perché lo ha reso per certi versi forse ancora più vicino al presente che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo.

Alla prossima recensione

Edoardo Mastrocola

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